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L’obbligo di assicurarsi contro le calamità naturali è già una realtà per numerose imprese italiane, ma l’Ania spinge per estenderlo anche alle abitazioni private. Mentre il settore imprenditoriale cresce in copertura, moltissime famiglie restano esposte, con il peso economico dei disastri che ricade in buona parte sulle casse pubbliche.
Dal 1° gennaio 2026 molte imprese con sede o stabile organizzazione in Italia devono stipulare una polizza cat nat contro terremoti, alluvioni, frane e inondazioni, secondo le fasi di applicazione previste dalla Legge di Bilancio 2024. L’obiettivo è ridurre i ristori pubblici e rendere più sostenibile il rischio complessivo, ma la copertura resta ancora limitata, con stime attorno al 12–15% delle imprese protette, soprattutto tra le PMI.
Per le abitazioni il quadro è molto diverso: fonti come Sky TG24 e analisi Ania indicano che solo il 6–9% delle case in Italia è coperto da assicurazioni catastrofali specifiche, collocando il Paese tra i più sottoassicurati in Europa malgrado il forte rischio idrogeologico e sismico. In caso di disastro, il peso ricade spesso sulle finanze pubbliche, mentre la mutualizzazione del rischio assicurativo resta limitata.
L’Ania ritiene che l’attuale sistema sia parziale: lo Stato finanzia incentivi, bonus casa e interventi post‑disastro senza legarli in modo strutturato alla presenza di una copertura cat nat. Per questo il presidente Ania Giovanni Liverani propone di valutare l’estensione dell’obbligo anche alle abitazioni, soprattutto a quelle che hanno avuto contributi pubblici, condizionando l’accesso a ristori e indennizzi alla stipula di una polizza catastrofale.
L’obbligo cat nat per le imprese ha già dimostrato di spingere in alto la copertura, anche se il percorso resta ancora incompleto. La stessa logica potrebbe essere applicata alle case, con ovvie sfide di costo e percezione del rischio, ma anche con la possibilità di trasformare la protezione cat nat da scelta occasionale a standard diffuso, aiutando a bilanciare meglio il carico tra privati e finanza pubblica.
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